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Omeopatia PDF Stampa E-mail
Breve Storia dell'omeopatia

Ippocrate (460-361 a.C.)
Grande riformatore della Medicina asseriva che i malati potevano essere curati sia con rimedi contrari sia simili alla patologia presentata.

Paracelso (1493-1541)
Raccomandava in alcune patologie l'uso di medicamenti a dosi piccole.

Samuel Hahnemann (1755-1843)
Medico presso l'Università di Lipsia, abbandonò presto la professione in quanto non soddisfatto dalle metodiche terapeutiche allora in auge (i salassi erano all'ordine del giorno).

Conoscendo correttamente le lingue, preferì allora dedicarsi alla traduzione di testi scientifici. Traducendo un articolo sulla chinina tratto dalla Materia Medica dell'inglese Cullen decise di provare gli effetti di quella sostanza su se stesso pur trovandosi in buono stato di salute. Dopo l'assunzione di chinina Hahnemann constatò la comparsa di sintomi tipo "febbre intermittente", gli stessi che la sostanza era in grado di curare.

Hahnemann ritenne allora di aver scoperto una nuova legge terapeutica, intuendo che sostanze assunte alle dosi abituali ponderali provocano specifici disturbi nei soggetti sani mentre a basse dosi erano in grado di guarire (Similia similibus curantur).
Per verificare ulteriormente questa analogia, Hahnemann decise di provare altre sostanze su di sé, sui membri della sua famiglia e sui suoi discepoli; per evitare gli effetti collaterali di sostanze dotate di poteri tossici, ridusse progressivamente la posologia dei medicamenti fino ad arrivare a dosi estremamente basse.

Involontariamente coniò così il "Principio delle diluizioni infinitesimali", osservando che l'azione dei medicamenti aumentava progressivamente con il diminuire della dose se la sostanza, durante i passaggi della diluizione, veniva sottoposta contemporaneamente ad un processo che egli chiamò "Dinamizzazione". Secondo questa tecnica ad ogni diluizione del medicamento la soluzione deve essere agitata manualmente per caricare "energeticamente" il rimedio, potenziando così la sua azione terapeutica.

Hahnemann pubblicò i risultati dei suoi studi, dapprima nel "Saggio su un nuovo principio per dimostrare il valore curativo delle sostanze medicinali" (1796), successivamente nell'"Organon dell'Arte del guarire" (1810). In questo modo nacque l'omeopatia.
I principi fondamentali in omeopatia
L'omeopatia è una metodica terapeutica basata su quattro principi fondamentali:

La legge dei simili
Specificità medicamentosa
La dose infinitesimale
Legge di Hering o di guarigione

La legge dei simili
"Nell'organismo vivente un'affezione dinamica più debole è eliminata in modo duraturo da un'altra più forte se quest'ultima (di specie diversa) le assomiglia molto dal punto di vista della sua manifestazione". (dall'Organon)

"similia similibus curantur"
In natura esistono infatti sostanze che, se assunte da individui sani per un certo periodo di tempo, sono in grado di produrre sintomi tipici della sostanza stessa (intossicazione). Sappiamo inoltre che ogni malattia è caratterizzata da un quadro sintomatologico che le è tipico. La ricerca dell'analogia tra i sintomi della malattia di un paziente e quelli provocati dalla somministrazione di una sostanza naturale ad una persona sana (ottenuta tramite sperimentazione detta prooving), è alla base dell'operato del medico omeopatico (similia similibus curantur).
Alla propria dottrina basata sul principio dei simili Hahnemann diede il nome di "Omeopatia" e riservò invece il nome di "Allopatia" alla pratica medica secondo la quale per la cura di una malattia devono essere usati quei farmaci che hanno effetto contrario ai sintomi della malattia in atto.

Specificità medicamentosa
"Ogni medicamento produce effetti specifici nel corpo umano e nessun'altra sostanza medicinale può dare origine ad altri effetti che siano del tutto simili a quelli". (dall'Organon)

Secondo questo postulato possiamo affermare che l'interesse del medico omeopatico non è sicuramente la diagnosi di malattia, bensì la diagnosi di "rimedio", cioè di quel medicamento che nel sano provoca i disturbi "più simili" a quelli presentati dal nostro paziente in esame. In natura infatti non esiste una sostanza che somministrata ad un paziente sano produca effetti uguali ad un'altra (patogenesia del rimedio).

La dose infinitesimale
La sostanza che si somministra ha esclusivamente funzione di "stimolare" la reazione, è la miccia che fa esplodere la bomba e come tale più che elevata nel dosaggio deve essere "specifica" per i disturbi del paziente.

Diluizione e dinamizzazione aumentano progressivamente l'azione dei medicamenti. Qualunque sostanza o Medicamento agente sulla vitalità è in grado di determinare un'alterazione dell'equilibrio della Forza Vitale e di conseguenza un cambiamento dello stato di salute della persona. Questo effetto è dovuto quasi esclusivamente alla sostanza somministrata e viene chiamato "Effetto Primario": è utilizzato dalla medicina allopatica.
Alla somministrazione di una sostanza la Forza vitale si oppone con carattere conservativo sempre a favore della vita, questo grazie al fatto che l'organismo umano appartiene alla categoria dei "Sistemi omeostatici" caratterizzati da una omeostasi fisiologica regolata da interscambi di informazioni biologiche e da tutte quelle attività che tendono a conservare costanti, o entro certi limiti accettabili, le varianti del Sistema. Chiameremo quindi questo "Effetto secondario", utilizzato dalla Medicina omeopatica.
Considerato che l'azione curativa in Medicina omeopatica sfrutta la reazione dell'organismo, la sostanza che si somministra ha esclusivamente funzione di "stimolare" alla reazione, è la miccia che fa esplodere la bomba e come tale più che elevata nel dosaggio deve essere "specifica" per i disturbi del paziente (meccanismo d'azione sotto certi aspetti paragonabile alla vaccinazione).

Legge di Hering o di guarigione
Per la caratteristica "centrifuga" della cura omeopatica che mira a "buttar fuori" la malattia anziché tendere a sopprimerla.

Nelle "vere" guarigioni, dopo la somministrazione del rimedio corretto, il paziente non giunge allo stato di pieno benessere in modo casuale, bensì seguendo un iter scandito da una legge ben precisa di eliminazione dei sintomi.
I sintomi spariranno dall'alto verso il basso (il che vuol dire che sparirà prima uno stato d'ansia che una pirosi gastrica); spariranno dall'interno verso l'esterno (al miglioramento di un'asma può far seguito un peggioramento di un eczema cutaneo che poi a sua volta migliorerà e non viceversa) questo per la caratteristica "centrifuga" della cura omeopatica che mira a "buttar fuori" la malattia anzichè tendere a sopprimerla.
Spariranno inizialmente i sintomi che sono comparsi più recentemente e in un secondo tempo quelli che hanno un'origine più remota nel tempo.
Le principali metodiche omeopatiche di diluizione
Diluizione decimale
Usata principalmente dalla scuola tedesca e introdotta da Hering. Secondo tale metodica la T.M. viene diluita in vari passaggi successivi con 9 parti di solvente.
L'esperienza clinica ha dimostrato che i farmaci preparati con queste modalità di diluizione agiscono particolarmente bene quando siano prescritti sulla base di sintomi organo-tissutali.

Diluizione centesimale hahnemanniana (CH)
E' la diluizione classica dell'Omeopatia introdotta da Hahnemann. Secondo questa metodica ad ogni passaggio la T.M. viene diluita con 99 parti di solvente.
Ha l'inconveniente che ad ogni passaggio deve essere utilizzato un nuovo flacone contenitore e deve essere fatto un accurato dosaggio di sostanze, il che rende questa metodica lunga, costosa e impegnativa per la preparazione delle altissime diluizioni.
Le diluizioni centesimali (ed in particolare la 30 ch) sono le preparazioni tipiche dell'Omeopatia con le quali sono stati effettuati i "prooving" più importanti.
Per "Prooving" si intende l'assunzione da parte dell'organismo umano di una sostanza a vari dosaggi cui fa seguito l'annotazione degli effetti sintomatologici che essa produce sia a livello psichico sia fisico (studio dell'effetto di una sostanza sull'uomo sano).

Diluizione Korsacoviana
Queste preparazioni sono caratterizzate dal fatto che la diluizione non viene effettuata cambiando flacone ad ogni passaggio, ma vuotandolo ogni volta, riempito e nuovamente sottoposto a succussione fino alla diluizione desiderata.
Come quantità di sostanza tra una diluizione e l'altra si considera la parte "costante" che rimane adesa alle pareti del contenitore.

Diluizione a "Flusso continuo"
E' una metodica meccanicizzata per ottenere rapidamente e con minor costo il rimedio omeopatico anche ad altissime diluizioni.E' una metodica meccanicizzata per ottenere rapidamente e con minor costo il rimedio omeopatico anche ad altissime diluizioni.
Si ottiene facendo passare una corrente ininterrotta del veicolo nel recipiente, calcolando con costanti fisiche la diluizione e producendo contemporaneamente la succussione.Si ottiene facendo passare una corrente ininterrotta del veicolo nel recipiente, calcolando con costanti fisiche la diluizione e producendo contemporaneamente la succussione.

Diluizioni cinquantamillesimali (LM)
E' una metodica di preparazione introdotta da Hahnemann nella VI edizione dell'Organon. Permette la preparazione di rimedi con effetto più pronto e aggravamento "primario" praticamente nullo.

Dinamizzazione
E' il procedimento che ha come scopo quello di sprigionare la qualità e la potenzialità energetica di una sostanza medicamentosa.
Le sostanze che danno origine ai rimedi omeopatici
I Rimedi omeopatici disponibili sono circa 3.000, tuttavia il numero dei possibili farmaci è praticamente infinito poiché qualsiasi sostanza può essere sperimentata ed usata come rimedio omeopatico.
La maggior parte della conoscenza delle caratteristiche dei rimedi deriva dalla sperimentazione sull'uomo sano (Prooving), tuttavia molte sostanze sono entrate a far parte del bagaglio culturale del medico omeopata in seguito ad esperienze cliniche o ad osservazioni tossicologiche. Le sostanze da cui deriva il Rimedio omeopatico possono essere di natura animale, vegetale, chimica.

Origine animale
a) animali interi vivi (Apis, Formica rufa...), secchi (Cantharis, Coccus cacti...). La tintura madre animale deve corrispondere a 20 volte il peso della sostanza animale utilizzata;
b) prodotti fisiologici derivati da vari animali (veleno di rettili o anfibi, secrezioni di alcuni molluschi (Lachesis, Bufo, Sepia...) Tali secrezioni rappresentano la base di partenza per la preparazione del farmaco;
c) organi animali: si ottengono per spremitura, liofilizzazione dell'organo fresco prelevato da animali sani;
d) nosodi e bioterapici: sostanze ricavate da tessuti animali malati. I Bioterapici possono essere complessi (secrezioni o escrezioni patologiche come Medorrinum, Psorinum, Luesinum), semplici (partendo da culture microbiche pure: Colibacillinum, Enterococcinum, Stafilococcinum), allopatici (partendo da sieri, vaccini, tossine, anatossine...).

Origine vegetale
L'omeopatia fa uso di un gran numero di piante tanto che essa viene spesso confusa con l'erboristeria, le cui preparazioni ed applicazioni sono invece nettamente diverse e molto più vicine al concetto allopatico di malattia.
L'omeopatia utilizza per le sue preparazioni piante selvatiche fresche, ovvero raccolte nel loro habitat naturale in un momento particolare che varia, a seconda della specie, e che coincide comunque con il periodo di maggior ricchezza di principi attivi.
Nei paesi del mondo in cui l'omeopatia è ufficialmente riconosciuta esistono minuziose farmacopee omeopatiche ove è esattamente codificato il periodo, il clima, il terreno, l'altitudine etc... nel quale la pianta che rappresenterà la materia prima di partenza del farmaco deve essere raccolta.
Solitamente il Rimedio omeopatico si prepara partendo dalla tintura madre (T.M.) ottenuta direttamente dalla pianta fresca in toto. Solo in alcuni casi particolari sarà indicata l'utilizzazione di singole parti della pianta o si ricorrerà a piante secche o coltivate appositamente.

Origine chimica
a) elementi chimici semplici (metalli, metalloidi);
b) complessi chimici di origine naturale (minerali, petrolio...);
c) composti chimici particolari frutto della ricerca omeopatica e definiti dal metodo di preparazione (Hepar sulfur, Causticum...);
d) composti chimici allopatici (vitamine, ormoni, antibiotici...).

Utilizzo dei rimedi omeopatici
In base alla diluizione possiamo suddividere i rimedi omeopatici in tre categorie:

a bassa diluizione: dalle diluizioni decimali sino alla 7 centesimale;
a media diluizione: dalla 7 centesimale alla 30 centesimale;
ad alta diluizione: dalla 30 centesimale in su.
Ogni volta che ci troviamo di fronte ad un paziente, dopo aver scelto correttamente il Rimedio appropriato dobbiamo considerare la giusta potenza. Per far ciò dobbiamo rifarci al concetto di "dose minima", cioè di potenza medicamentosa il più simile al piano dinamico vitale del malato nel momento attuale.
Anche se a tal proposito non esistono regole stabilite in omeopatia classica, l'uso e la scelta della potenza avviene in genere nel seguente modo:

Basse e medie diluizioni: si usano per patologie che interessano prevalentemente la parte organica del paziente e che sono presenti da un breve periodo di tempo (patologie acute e subacute);
Alte e altissime diluizioni: si usano in patologie presenti da lunga data e che coinvologono in modo marcato la componente psicologica del paziente (malattie croniche).

Breve Storia dell'omeopatia


Ippocrate (460-361 a.C.)
Grande riformatore della Medicina asseriva che i malati potevano essere curati sia con rimedi contrari sia simili alla patologia presentata.

Paracelso (1493-1541)
Raccomandava in alcune patologie l'uso di medicamenti a dosi piccole.

Samuel Hahnemann (1755-1843)
Medico presso l'Università di Lipsia, abbandonò presto la professione in quanto non soddisfatto dalle metodiche terapeutiche allora in auge (i salassi erano all'ordine del giorno).

Conoscendo correttamente le lingue, preferì allora dedicarsi alla traduzione di testi scientifici. Traducendo un articolo sulla chinina tratto dalla Materia Medica dell'inglese Cullen decise di provare gli effetti di quella sostanza su se stesso pur trovandosi in buono stato di salute. Dopo l'assunzione di chinina Hahnemann constatò la comparsa di sintomi tipo "febbre intermittente", gli stessi che la sostanza era in grado di curare.

Hahnemann ritenne allora di aver scoperto una nuova legge terapeutica, intuendo che sostanze assunte alle dosi abituali ponderali provocano specifici disturbi nei soggetti sani mentre a basse dosi erano in grado di guarire (Similia similibus curantur).
Per verificare ulteriormente questa analogia, Hahnemann decise di provare altre sostanze su di sé, sui membri della sua famiglia e sui suoi discepoli; per evitare gli effetti collaterali di sostanze dotate di poteri tossici, ridusse progressivamente la posologia dei medicamenti fino ad arrivare a dosi estremamente basse.

Involontariamente coniò così il "Principio delle diluizioni infinitesimali", osservando che l'azione dei medicamenti aumentava progressivamente con il diminuire della dose se la sostanza, durante i passaggi della diluizione, veniva sottoposta contemporaneamente ad un processo che egli chiamò "Dinamizzazione". Secondo questa tecnica ad ogni diluizione del medicamento la soluzione deve essere agitata manualmente per caricare "energeticamente" il rimedio, potenziando così la sua azione terapeutica.

Hahnemann pubblicò i risultati dei suoi studi, dapprima nel "Saggio su un nuovo principio per dimostrare il valore curativo delle sostanze medicinali" (1796), successivamente nell'"Organon dell'Arte del guarire" (1810). In questo modo nacque l'omeopatia.

I principi fondamentali in omeopatia

L'omeopatia è una metodica terapeutica basata su quattro principi fondamentali:

La legge dei simili
Specificità medicamentosa
La dose infinitesimale
Legge di Hering o di guarigione

La legge dei simili
"Nell'organismo vivente un'affezione dinamica più debole è eliminata in modo duraturo da un'altra più forte se quest'ultima (di specie diversa) le assomiglia molto dal punto di vista della sua manifestazione". (dall'Organon)

"similia similibus curantur"
In natura esistono infatti sostanze che, se assunte da individui sani per un certo periodo di tempo, sono in grado di produrre sintomi tipici della sostanza stessa (intossicazione). Sappiamo inoltre che ogni malattia è caratterizzata da un quadro sintomatologico che le è tipico. La ricerca dell'analogia tra i sintomi della malattia di un paziente e quelli provocati dalla somministrazione di una sostanza naturale ad una persona sana (ottenuta tramite sperimentazione detta prooving), è alla base dell'operato del medico omeopatico (similia similibus curantur).
Alla propria dottrina basata sul principio dei simili Hahnemann diede il nome di "Omeopatia" e riservò invece il nome di "Allopatia" alla pratica medica secondo la quale per la cura di una malattia devono essere usati quei farmaci che hanno effetto contrario ai sintomi della malattia in atto.

Specificità medicamentosa
"Ogni medicamento produce effetti specifici nel corpo umano e nessun'altra sostanza medicinale può dare origine ad altri effetti che siano del tutto simili a quelli". (dall'Organon)

Secondo questo postulato possiamo affermare che l'interesse del medico omeopatico non è sicuramente la diagnosi di malattia, bensì la diagnosi di "rimedio", cioè di quel medicamento che nel sano provoca i disturbi "più simili" a quelli presentati dal nostro paziente in esame. In natura infatti non esiste una sostanza che somministrata ad un paziente sano produca effetti uguali ad un'altra (patogenesia del rimedio).

La dose infinitesimale
La sostanza che si somministra ha esclusivamente funzione di "stimolare" la reazione, è la miccia che fa esplodere la bomba e come tale più che elevata nel dosaggio deve essere "specifica" per i disturbi del paziente.

Diluizione e dinamizzazione aumentano progressivamente l'azione dei medicamenti. Qualunque sostanza o Medicamento agente sulla vitalità è in grado di determinare un'alterazione dell'equilibrio della Forza Vitale e di conseguenza un cambiamento dello stato di salute della persona. Questo effetto è dovuto quasi esclusivamente alla sostanza somministrata e viene chiamato "Effetto Primario": è utilizzato dalla medicina allopatica.
Alla somministrazione di una sostanza la Forza vitale si oppone con carattere conservativo sempre a favore della vita, questo grazie al fatto che l'organismo umano appartiene alla categoria dei "Sistemi omeostatici" caratterizzati da una omeostasi fisiologica regolata da interscambi di informazioni biologiche e da tutte quelle attività che tendono a conservare costanti, o entro certi limiti accettabili, le varianti del Sistema. Chiameremo quindi questo "Effetto secondario", utilizzato dalla Medicina omeopatica.
Considerato che l'azione curativa in Medicina omeopatica sfrutta la reazione dell'organismo, la sostanza che si somministra ha esclusivamente funzione di "stimolare" alla reazione, è la miccia che fa esplodere la bomba e come tale più che elevata nel dosaggio deve essere "specifica" per i disturbi del paziente (meccanismo d'azione sotto certi aspetti paragonabile alla vaccinazione).

Legge di Hering o di guarigione
Per la caratteristica "centrifuga" della cura omeopatica che mira a "buttar fuori" la malattia anziché tendere a sopprimerla.

Nelle "vere" guarigioni, dopo la somministrazione del rimedio corretto, il paziente non giunge allo stato di pieno benessere in modo casuale, bensì seguendo un iter scandito da una legge ben precisa di eliminazione dei sintomi.
I sintomi spariranno dall'alto verso il basso (il che vuol dire che sparirà prima uno stato d'ansia che una pirosi gastrica); spariranno dall'interno verso l'esterno (al miglioramento di un'asma può far seguito un peggioramento di un eczema cutaneo che poi a sua volta migliorerà e non viceversa) questo per la caratteristica "centrifuga" della cura omeopatica che mira a "buttar fuori" la malattia anzichè tendere a sopprimerla.
Spariranno inizialmente i sintomi che sono comparsi più recentemente e in un secondo tempo quelli che hanno un'origine più remota nel tempo.

Le principali metodiche omeopatiche di diluizione

Diluizione decimale
Usata principalmente dalla scuola tedesca e introdotta da Hering. Secondo tale metodica la T.M. viene diluita in vari passaggi successivi con 9 parti di solvente.
L'esperienza clinica ha dimostrato che i farmaci preparati con queste modalità di diluizione agiscono particolarmente bene quando siano prescritti sulla base di sintomi organo-tissutali.

Diluizione centesimale hahnemanniana (CH)
E' la diluizione classica dell'Omeopatia introdotta da Hahnemann. Secondo questa metodica ad ogni passaggio la T.M. viene diluita con 99 parti di solvente.
Ha l'inconveniente che ad ogni passaggio deve essere utilizzato un nuovo flacone contenitore e deve essere fatto un accurato dosaggio di sostanze, il che rende questa metodica lunga, costosa e impegnativa per la preparazione delle altissime diluizioni.
Le diluizioni centesimali (ed in particolare la 30 ch) sono le preparazioni tipiche dell'Omeopatia con le quali sono stati effettuati i "prooving" più importanti.
Per "Prooving" si intende l'assunzione da parte dell'organismo umano di una sostanza a vari dosaggi cui fa seguito l'annotazione degli effetti sintomatologici che essa produce sia a livello psichico sia fisico (studio dell'effetto di una sostanza sull'uomo sano).

Diluizione Korsacoviana
Queste preparazioni sono caratterizzate dal fatto che la diluizione non viene effettuata cambiando flacone ad ogni passaggio, ma vuotandolo ogni volta, riempito e nuovamente sottoposto a succussione fino alla diluizione desiderata.
Come quantità di sostanza tra una diluizione e l'altra si considera la parte "costante" che rimane adesa alle pareti del contenitore.

Diluizione a "Flusso continuo"
E' una metodica meccanicizzata per ottenere rapidamente e con minor costo il rimedio omeopatico anche ad altissime diluizioni.E' una metodica meccanicizzata per ottenere rapidamente e con minor costo il rimedio omeopatico anche ad altissime diluizioni.
Si ottiene facendo passare una corrente ininterrotta del veicolo nel recipiente, calcolando con costanti fisiche la diluizione e producendo contemporaneamente la succussione.Si ottiene facendo passare una corrente ininterrotta del veicolo nel recipiente, calcolando con costanti fisiche la diluizione e producendo contemporaneamente la succussione.

Diluizioni cinquantamillesimali (LM)
E' una metodica di preparazione introdotta da Hahnemann nella VI edizione dell'Organon. Permette la preparazione di rimedi con effetto più pronto e aggravamento "primario" praticamente nullo.

Dinamizzazione
E' il procedimento che ha come scopo quello di sprigionare la qualità e la potenzialità energetica di una sostanza medicamentosa.

Le sostanze che danno origine ai rimedi omeopatici

I Rimedi omeopatici disponibili sono circa 3.000, tuttavia il numero dei possibili farmaci è praticamente infinito poiché qualsiasi sostanza può essere sperimentata ed usata come rimedio omeopatico.
La maggior parte della conoscenza delle caratteristiche dei rimedi deriva dalla sperimentazione sull'uomo sano (Prooving), tuttavia molte sostanze sono entrate a far parte del bagaglio culturale del medico omeopata in seguito ad esperienze cliniche o ad osservazioni tossicologiche. Le sostanze da cui deriva il Rimedio omeopatico possono essere di natura animale, vegetale, chimica.

Origine animale
a) animali interi vivi (Apis, Formica rufa...), secchi (Cantharis, Coccus cacti...). La tintura madre animale deve corrispondere a 20 volte il peso della sostanza animale utilizzata;
b) prodotti fisiologici derivati da vari animali (veleno di rettili o anfibi, secrezioni di alcuni molluschi (Lachesis, Bufo, Sepia...) Tali secrezioni rappresentano la base di partenza per la preparazione del farmaco;
c) organi animali: si ottengono per spremitura, liofilizzazione dell'organo fresco prelevato da animali sani;
d) nosodi e bioterapici: sostanze ricavate da tessuti animali malati. I Bioterapici possono essere complessi (secrezioni o escrezioni patologiche come Medorrinum, Psorinum, Luesinum), semplici (partendo da culture microbiche pure: Colibacillinum, Enterococcinum, Stafilococcinum), allopatici (partendo da sieri, vaccini, tossine, anatossine...).

Origine vegetale
L'omeopatia fa uso di un gran numero di piante tanto che essa viene spesso confusa con l'erboristeria, le cui preparazioni ed applicazioni sono invece nettamente diverse e molto più vicine al concetto allopatico di malattia.
L'omeopatia utilizza per le sue preparazioni piante selvatiche fresche, ovvero raccolte nel loro habitat naturale in un momento particolare che varia, a seconda della specie, e che coincide comunque con il periodo di maggior ricchezza di principi attivi.
Nei paesi del mondo in cui l'omeopatia è ufficialmente riconosciuta esistono minuziose farmacopee omeopatiche ove è esattamente codificato il periodo, il clima, il terreno, l'altitudine etc… nel quale la pianta che rappresenterà la materia prima di partenza del farmaco deve essere raccolta.
Solitamente il Rimedio omeopatico si prepara partendo dalla tintura madre (T.M.) ottenuta direttamente dalla pianta fresca in toto. Solo in alcuni casi particolari sarà indicata l'utilizzazione di singole parti della pianta o si ricorrerà a piante secche o coltivate appositamente.

Origine chimica
a) elementi chimici semplici (metalli, metalloidi);
b) complessi chimici di origine naturale (minerali, petrolio...);
c) composti chimici particolari frutto della ricerca omeopatica e definiti dal metodo di preparazione (Hepar sulfur, Causticum...);
d) composti chimici allopatici (vitamine, ormoni, antibiotici...).

Utilizzo dei rimedi omeopatici

In base alla diluizione possiamo suddividere i rimedi omeopatici in tre categorie:

a bassa diluizione: dalle diluizioni decimali sino alla 7 centesimale;
a media diluizione: dalla 7 centesimale alla 30 centesimale;
ad alta diluizione: dalla 30 centesimale in su.
Ogni volta che ci troviamo di fronte ad un paziente, dopo aver scelto correttamente il Rimedio appropriato dobbiamo considerare la giusta potenza. Per far ciò dobbiamo rifarci al concetto di "dose minima", cioè di potenza medicamentosa il più simile al piano dinamico vitale del malato nel momento attuale.
Anche se a tal proposito non esistono regole stabilite in omeopatia classica, l'uso e la scelta della potenza avviene in genere nel seguente modo:

Basse e medie diluizioni: si usano per patologie che interessano prevalentemente la parte organica del paziente e che sono presenti da un breve periodo di tempo (patologie acute e subacute);
Alte e altissime diluizioni: si usano in patologie presenti da lunga data e che coinvologono in modo marcato la componente psicologica del paziente (malattie croniche).